INSEGNA PROVVISORIA

Il blog che rimpiangete già un po'

domenica, 05 ottobre 2008
Chi l'avrebbe mai detto?

scap-pel-làr-si
v.pronom.intr. (io mi scappèllo)
1 salutare togliendosi il cappello, in segno di ossequio o di deferenza
2 pop., volg., scoprire, liberare il proprio glande dal cappuccio prepuziale
È bene aver sempre presente la differenza tra i due significati, soprattutto alla visita militare.

Cari lettori,
è con gagliarda eccitazione e velato rammarico che vi annuncio che Ohdaesu è morto. È morto senza il suo consenso,
è morto per mano nostra, ma è morto in piena consapevolezza, al punto che quando gli è stato detto "scegli tu quale famosa morte cinematografica emulare", lui ha scelto in piena lucidità di morire ululando "yuhuuu" a cavalcioni di un'atomica che piomba verso il mondo di Splinder. L'esplosione, però, non è stata letale bensì gioiosa, purificatrice, generatrice di fiori odorosi e rigogliose piante (quindi, con questo palese richiamo all'Elementale di Hellboy 2, lo stronzo è riuscito a citare due morti in una. E se contiamo che l'impatto non l'ha ucciso ed è stato necessario abbatterlo a fucilate, è riuscito a citare pure la mamma di Bambi). Caduto a terra senza un lamento, a Ohdaesu non c'è voluto molto per accorgersi che il tempo non gli sarebbe bastato per parlare di tutto quello di cui avrebbe voluto parlare (avrebbe tanto voluto vedere Wall-E); si è limitato a esalare queste ultime parole, che riportiamo per intero:
Cari lettori, muoio. In un momento così estremo e irripetibile sono molte le frasi a effetto, argute e scorrette, che avrei potuto pronunciare per la gioia dei vostri Tumblr. Miiiinchia, che occasione, per una freddurina da manuale. E invece no. Come ne Lo Squalo lo squalo perdeva di suggestione una volta mostratosi nella sua interezza, così le mie ultime parole non usciranno mai a galla, rimanendo immerse nella vostra immaginazione, dove assurgeranno a uno status mitico e saranno, sulla fiducia, le più belle. Ultime parole. Ever. Vi basti sapere che, per quanto vi sforziate, non riuscirete mai a immaginare delle ultime parole tanto GENIALI quanto quelle che io avrei detto. Bè, muoio. Bella inculata.
Qui è dove l'abbiamo abbattuto.

Signori, che ci crediate o no, Insegna Provvisoria vi saluta, ossequiosamente scappellandosi davanti a voi.
È stato davvero un piacere avere come lettori una percentuale stimabile attorno al 65% di voi.

Ho appena chiuso un BLOG e me ne sono già pentito. Il che è un ottimo modo per concluderlo.

Un altro colpo da maestro di quel geniaccio di ohdaesu alle 23:47 | link | commenti (100)

venerdì, 03 ottobre 2008
Alcune affermazioni incontrovertibili

Il titolo dell'ultimo film dei Dardenne è IL MATRIMONIO DI LORNA.

Questo film non assomiglia affatto alla vecchia pubblicità della Uno Rap ("il tetto apribile, le ruote OK!"), e pertanto non può essere definito un plagio di essa.

L'albanese è una lingua indoeuropea.

Il personaggio principale del film dei Dardenne è una giovane albanese.

Tempo fa avevo ideato il seguente soggetto per un film italiano interpretato da albanesi: in una città albanese, due giovinetti albanesi male in arnese trovano un pacco arenato sulla spiaggia, forse caduto da una nave cargo: contiene materiale pubblicitario per il nuovo film di Pupi Avati, "L'amore mio non può", con Gianni Cavina. I due osservano con interesse le foto di scena e la locandina, innamorandosi dell'Italia sana e nostalgica ivi rappresentata in caldi toni seppia. Decidono quindi di emigrare in Italia con una zattera allo scopo di vedere il nuovo film di Pupi Avati e vivere in quell'Italia che esso raffigura. Il film quindi è la storia di dua albanesi che vanno in Italia per vedere il nuovo film di Pupi Avati. Viaggiano sull'Adriatico con una zattera che adopera il manifesto del film di Avati come vela. È una metafora, capite? Kim Ki-duk mi lecca il cazzo. Questi due bambini vestiti di stracci in balia dell'immensa distesa dell'Adriatico, il faccione di Cavina gonfiato dal vento che li porta verso un futuro migliore. Poi nulla, arrivano, vedono che il film fa schifo e che l'Italia non è come se l'erano immaginata, e si imbarcano in una spietata operazione di vendetta che si conclude con la morte violenta di Avati, Cavina, e Carlo Delle Piane.

Il film dei Dardenne è bello. Esso mi ha lasciato con groppi in gola.

Nel film dei Dardenne c'è una pluricitata ellisse.

Bella, l'ellisse.

Scene da groppi in gola: lei che raccoglie piccoli legni.

Anche: piano sequenza con lei che da tutta vestita rimane tutta nuda e va a abbracciare il biondino che era già nell'altro film e qui fa il drogato peso. Non sono cose che si vedono tutti i giorni.

La scena di cui sopra ha anche realizzato una mia piccola fantasia sessuale cinematografica. L'ho sempre detto che i belgi sono maestri nel realizzare le fantasie sessuali.

Aggettivi che sarebbero adatti a definire il film dei Dardenne se il lessico italiano non avesse subito alcuna evoluzione da vent'anni a questa parte: mondiale, ganziale, togo, spaziale, mitico.

Ah: c'è Kotionkin che intervista me su Kotionkin. Da non perdere! Lo scopo di quelle interviste è: illudere dei poveracci titillandone l'ego, facendo loro credere di essere gente interessante e degna di essere intervistata. I tipi di Kotionkin se la ridono, ma io, da par mio, ho risposto con candore e serietà, perché sono stato educato così. Voi cosa ne pensate, cari amici?

Ohdaesu luvva Arta Dobroshi.

Basta così, lasciamo parlare le immagini.

Un altro colpo da maestro di quel geniaccio di ohdaesu alle 19:13 | link | commenti (13)

giovedì, 02 ottobre 2008
What's a nigga to do? - un racconto

Il mio amico Stefano fa il nazista.
Non di lavoro, beninteso.
Il mio amico Stefano è un nazista del cine.

Cominciamo dall'inizio.

Sulle montagne qui alla mia destra, tra due catene non interrotte di Apuane a circa 850 m sul livello del mare, sorge il paesino di Sant'Anna di Stazzema, teatro della ben nota strage nazista. Per darvi un'idea di quanto è nota: sull'autostrada, prima dell'uscita Versilia, c'è un grande cartello pubblicitario che dice "Sant' Anna - La Strage" allo stesso modo in cui prima dell'uscita Lucca c'è "Le mura", prima di Pisa "La merda", e così via -tanto che per lungo tempo gli automobilisti sono stati convinti che a Sant'Anna ci fosse una strage in corso, permanente e visitabile come il battistero di Firenze.
Ovviamente così non è, ma bisogna dire che in questi ultimi due anni lo spirito del tragico evento si è fatto di nuovo carne, grazie al film MIRACOLO A SANT'ANNA di Spike Lee, che, girato sui luoghi reali della vicenda, e quindi qui vicino, ha creato dalle mie parti una vastissima eco mediatica. Come riconoscere una vastissima eco mediatica: dal fatto che adesso tutti, in Versilia, sanno chi è Spike Lee.
All'inizio, lo ammetto, la cosa faceva un certo effetto: è arrivato Spike Lee! Spike Lee alloggia in fondo a questa strada! Spike Lee ha fatto i sopralluoghi a Monteggiori! (minuscolo paesino dei dintorni, finora celebre per il ristorante Le Terrazze) Mia mamma ha incontrato Spike Lee in pineta su una bici a nolo! Spike Lee sta girando a Stazzema! Spike Lee ricrea la strage! Spike Lee cerca comparse!
Cerca comparse?!

Il 5 settembre 2007 cercavano i soldati: ragazzi giovani, alti, possibilmente biondi. Nazisti! Io sono giovane, alto, possibilmente biondo. Vabè, castano. Ci andai lo stesso. Ci andammo, anzi, perché vennero altri miei amici. Uno basso e completamente rasato. Uno alto e moro. Uno alto e biondo. Per farci entrare nei personaggi, ci tennero in attesa per ore, stipati in un cortile. Gli alti e biondi entrarono subito. Tutti gli altri, mai.
Il mio amico Stefano è alto e biondo, e fu preso, e diventò un nazista. Io, evidentemente, non sono stato ritenuto degno di essere un nazista. Solo perché non sono biondo. Vabè, OK, non ho nemmeno questo gran fisico ariano, ma credete che nella seconda guerra mondiale mi avrebbero riformato? Non mi hanno riformato nemmeno alla visita militare a Firenze! Cos'ho io che un nazista non ha? Anch'io voglio essere nazista! So alzare il braccio! Perché loro sì e io no? Solo perché sono biondi? Che cazzo di stereotipi del cazzo sono mai questi? Allora per fare gli italiani volete solo quelli coi baffi neri? Bè, bella fregatura. Avevo già comprato la svastica.
Comunque, Stefano è diventato nazista e in una delle prime scene del film lo si vede marciare in una trincea. Mi ha anche mandato una foto. Nella foto c'è lui con un drappello di comparse in uniforme, tutte bionde e sorridenti, e in mezzo c'è Spike Lee con un piumino imbottito che sorride pure lui (Spike, non il piumino). È una foto carina. Ma quello che la foto raffigura oggettivamente, e la cosa è molto inquietante, è un uomo di colore inerme accerchiato da una squadriglia nazista armata di tutto punto. La prima cosa che ho detto quando ho visto la foto è stata: "Mh, qualcosa mi dice che il negro non dura a lungo".

Comunque, il film è stato fatto e finito e domani esce nelle sale. Esce dopo mesi di eco mediatica mai sopita, in cui era tutto un rincorrersi di speculazioni su quale bambino sarebbe stato scelto per la parte principale, e quanti camion avevano affittato per le scene di massa, e quanti chili di tritolo avevano fatto saltare in Garfagnana per le scene di battaglia, e quanto è importante il film di Spike Lee, e quanto è fiero il sindaco di Stazzema per il film di Spike Lee, e quanto è bello il film di Spike Lee, e quanto è bravo il cast multietnico del film di Spike Lee, e quanto siamo contenti noi versiliesi che i nostri giorni li passiamo così, tra un megatiro a canestro e il film di Spike Lee.
Peccato però che il film sia stato recensito una merda. A quanto pare l'uomo dal piumino imbottito è riuscito a fallire anche l'unica cosa che ti salva quando fai un film brutto su una strage nazista, cioè l'intoccabile importanza civile. Pare cioè che il film non racconti la vera verità storica, e che per questo motivo i partigiani si siano incazzati di brutto, persino più dei critici. Troppe inaccuratezze, dicono i partigiani, che non hanno digerito il personaggio del paesano che va in giro con un grosso stereo sulla spalla, e le scena di breakdance in piazzetta a Santa Lucia. E, checché vogliano farci credere, "Yo, homie", NON era il saluto partigiano.

Presto vedrò il film. No, non l'ho ancora visto. Se sarà davvero brutto come dicono, anch'io, come tutti i versiliesi cui hanno lavato il cervello col film di Spike Lee, me ne starò zitto e buono nel classico ammutolimento da figura di merda. In ogni caso, che questo post sia la mia recensione.

Un altro colpo da maestro di quel geniaccio di ohdaesu alle 16:26 | link | commenti (19)

E noi dovremmo ridere

"Ehi, collega, vieni a leggere il nuovo post di Ohdaesu!"
"Di chi?"
"Di Ohdaesu. Leggi qua!"
"Mh, mmmhh"
"A me fa sbellicare, no?"
"Sei licenziato".

Per noi di Insegna Provvisoria il Vs divertimento e quello dei Vs colleghi di lavoro ha sempre avuto la massima priorità. È per questo che non possiamo permetterci di perdere colpi, allontanandoci dai Vs gusti o ripetendo formule ormai logore: perdere il Vs gradimento sarebbe per noi, prima ancora che una sconfitta, un dolore sincero. A tale proposito, per assicurarci sempre un posto speciale nel Vs esigente cuore drogato di senso dell'umorismo sempre à la page, abbiamo preparato un piccolo test, che gentilmente Vi chiediamo di effettuare per aiutare noi ad aiutare Voi.
Scopo del test è quello di -appunto- testare le Vs reazioni di fronte a semplici esempi di scurrilità, al fine di
saggiare le potenzialità umoristiche insite nelle parole volgari
e
valutare un'eventuale reindirizzamento del blog
in quella direzione.
Vi sottoporremo pertanto alcuni titoli tratti dai più popolari quotidiani online degli ultimi giorni, ai quali però sono state applicate alcune piccole modifiche a carattere scurrile. Per lo più si tratta della semplice sostituzione di una parola, ma in altri casi l'operazione è leggermente più complessa. Ma niente paura.
Quello che dovete fare è estremamente semplice:
1) Leggete i titoli e ridete se vi fanno ridere, oppure non ridete se non li trovate buffi.
2) Comunicateci quali sono le parole che vi hanno fatto ridere di più e quelle che vi hanno fatto ridere di meno (es: cazzo fa più ridere di peli, ecc).
3) Comunicateci se, a Vs giudizio, le parole scurrili fanno più ridere se scritte in maiuscolo o in minuscolo.
Sulla base delle vostre reazioni di fronte a un sano, semplice umorismo da osteria, saremo in grado di costruire un'Insegna Provvisoria sempre più divertente e, speriamo, a Voi gradita.
Buone risate!

Caserta: cazzo non si ferma al posto di blocco

Cazzo contaminato, allarme in Giappone

Le vigilesse in versione sexy nel calendario contro il cazzo

Le vigilesse in versione CAZZO nel calendario contro il Giappone

Tumori provocati dai cazzi, più indagini

Cazzi provocati dai tumori, più indagini

Cazzi provocati dai cazzi, CAZZI cazzi

Fumata nera per il cazzo di Bush

Ficata nera per il cazzo di BUSH

I pirati catturano una nave con 30 carri armazzi

I pirati catturano una nave con 30 vigilesse in versione sexy e se le trombano

I pirati cazzurano una fica con 69 fichilesse in versione cazzo e poi scoreggiano (dal CULO)

Due milioni di palle nocive fabbricate con cromo esavalente

I buchi più spaventosi della Terra - Guarda  (questa non l'ho nemmeno dovuta modificare)

Quando l'uccello non vuole proprio partire

Quando l'uccello non vuole proprio cacare

Due milioni di chili di merda fabbricati con cromo esavalente

Quando l'uccello non FICA proprio cacare

Quando l'uccello non Fica palle CACARE

Un Warhol da 900mila euro venduto a Sydney per 1,5 milioni di dollari australiani. Si intitola "Testa di cazzo"

Un Warhol da 900mila euro venduto a Sydney per 1,5 milioni di dollari australiani. Si intitola "CACARE"

Un Whore da 900fica duro venduto a Kidney per 1,cazzo minchioni di pallari austrafica. Si infìcola "PUZZO DI merda"

Due milioni di chili di merda fabbricati con due milioni di buchi di culo

(È comunque tanto, fa un chilo di merda a testa)

Bene, abbiamo finito. Questa frase non fa parte del test, è la conclusione del post. Fateci sapere!

Un altro colpo da maestro di quel geniaccio di ohdaesu alle 01:32 | link | commenti (24)

mercoledì, 01 ottobre 2008
Nick corpo freddo

Le ceneri di Paul Newman sono state sparse sull'insalata.

Un altro colpo da maestro di quel geniaccio di ohdaesu alle 02:36 | link | commenti (6)

venerdì, 19 settembre 2008
La cartella stampa di TI LIMONO DURO

La S.V. è cortesemente invitata all'anteprima del film "TI LIMONO DURO" di Gino Boni, con Nicolas Vaporidis, Laura Chiatti, Cristiana Capotondi, tratto dal romanzo "TI LIMONO DURO" di Federico Moccia.

La trama:

Lo scapestrato Pil (Vaporidis) incontra al Motor Show di Bologna la timida Bot (Capotondi) e ci limona duro, ma al contempo è attratto dalla ricca e viziata Asl (Chiatti) conosciuta in webcam. Limona duro anche con lei.

Dice la critica:

Carino lui. La Chiatti invece c'ha due occhiaie paiono bustine di tè. In sala c'era un freddo becco. Sono uscita prima. (Natalia Aspesi, sul quotidiano La Repubblica)

Lo scapestrato Pil incontra la timida Bot e la ricca e viziata Asl e le bacia entrambe. Un bel film, che può piacere. (Lietta Tornabuoni, sulla fanzine La bacheca di Villa Senile)

De Sica: buono a lustrare le scarpe. Visconti: fa rima con spettatori tonti. Il cinema italiano di oggi (quello di ieri non esiste) ha un nome, che è Gino, e un cognome, che è Boni. Antonioni stocazzo, Antonioni. (JerryGarcia85, nel suo saggio Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i felliniani)


Pensando di far cosa gradita agli spettatori dell'anteprima, pubblichiamo qui di seguito il primo capitolo del libro di Federico Moccia "TI LIMONO DURO", da cui il film è tratto.

PROLOGO
La prima cosa che faccio quando mi sveglio la mattina è accendere il mio iPod. È fico, è verde, è nano il mio iPod. La prima canzone che ascolto la mattina sul mio iPod appena mi sveglio è la nostra canzone. Non servono le parole quando sento la nostra canzone. Quando sento la nostra canzone, la mattina, appena sveglio, sul mio iPod nano verde, io penso che ho voglia di limonarti duro. Io ti limono. Ti limono duro.

CAPITOLO 1: Noi Che Limoniamo Duro.
Quando le punte umide delle nostre lingue si toccano io so che sto per limonarti e so che sarà duro. Lo so già. Tra il momento in cui le punte umide delle nostre lingue si toccano e il momento in cui iniziamo a limonarci duro, con la nostra canzone nelle orecchie, intercorre un attimo che è l'attimo in cui io so cosa provo per te. Ma non ho mai avuto il coraggio di dirtelo. Perché io mi tengo tutto dentro. I miei genitori dicono che sono problematico, che dovrei parlare di più, che con loro dovrei parlare di più, ma i miei genitori che ne possono capire? I genitori non capiscono un cazzo, mai. Tu mi capisci. Solo tu. E l'unica cosa che riesco a fare, per farti capire cosa provo per te, è limonarti duro meglio che posso. Perché io ti limono duro. L'ho già scritto sul muro davanti alla scuola, lo sai, con lo spray verde che è il nostro colore e il colore del mio iPod; l'ho scritto sul muro: "Io + Te = siamo Noi Che Limoniamo Duro". Io quando sto arrivando a casa tua sul mio motorino corro più veloce che posso, e chi se ne frega del semaforo rosso, della vecchia stronza sulle strisce pedonali, chi se ne frega del pulotto con l'autovelox. Se mi fermasse un caramba col blocchetto delle multe so già cosa gli risponderei. Gli mostrerei la mia bocca socchiusa e le mie labbra che pulsano e dietro le mie labbra c'è una lingua che scalpita. Sai per chi scalpita? Lui capirebbe che correvo perché stavo correndo a limonarti duro. Non porto più il casco integrale e sai perché? Perché mentre correvo da te in motorino avevo così tanta voglia di limonarti duro che mi mettevo a limonare le bocchette dell'aria sull'interno del mio casco integrale, e dopo, quando limonavamo sul serio, mi chiedevi "cos'è questo sapore di imbottitura che hai sulla lingua, non è che ti fai di qualcosa di forte, non è che per caso ti cali delle bombe forti, che nel caso le voglio provare insieme a te perché io voglio fare tutto insieme a te" e io ti dicevo "no, non è nulla, dai, limoniamo duro". Ma la verità è che mi ero limonato le prese d'aria del casco perché non sapevo aspettarti. Ma ora ho il casco a scodella, e lo tengo anche slacciato, e il casco a scodella mi insegna la pazienza. Mi insegna che se mi trattengo per tutto il tragitto fino a casa tua, poi limonarti davvero è più bello e più duro.
Io, quando entro in casa tua, ho già la bocca semiaperta e la lingua di fuori. Dai, limoniamo duro. E allora capirai cosa provo per te.

Un altro colpo da maestro di quel geniaccio di ohdaesu alle 02:27 | link | commenti (24)

giovedì, 18 settembre 2008
"Nudi alla meta"

"Gentili ascoltatori, benvenuti su SKY Sport Meta, il nuovo canale dell'offerta sportiva SKY. Pochi istanti fa è iniziata la mia telecronaca, una telecronaca che si preannuncia ricca di parole e di punteggiatura. Siamo adesso alla terza proposizione, che funge da presentazione per il mio collega di stasera, Beppe. Un saluto a Beppe"
"Salve, questo è il primo di una serie di miei commenti che andranno a inframezzarsi alla telecronaca. Questo, nella fattispecie, è composto soltanto da due proposizioni più un breve ringraziamento. Grazie a SKY per avermi invitato"
"Ed ecco che la mia telecronaca riprende. Siamo in una fase decisamente più concitata di questo commento televisivo. Le frasi si fanno brevi. Dense di significato. Ricche di tensione. Spesso composte da singoli avverbi o sostantivi. Ecco. Attenzione! Ci sono delle esclamazioni! È un momento di grande intensità, come evidenziato da questo mio serrato periodare. Beppe?"
"Sì, il mio secondo commento è decisamente più breve del precedente"
"E la terza tranche di questa telecronaca è appena ricominciata con una proposizione che -e lo dico con grande emozione e malcelata impazienza- si preannuncia non soltanto lunga e piena di incisi -il che sarebbe tutto sommato vuoto, al limite del fastidioso- ma anche e soprattutto ahimè, inconcludente. Ahi ahi! Peccato! La proposizione precedente, che era partita davvero bene, si è però risolta in un deludente nulla di fatto. Non credi che questa sia davvero una domanda retorica, Beppe?"
"Mah, confesso che quando ho iniziato a parlare, è la prima volta che faccio un anacoluto in un commento".
"Mentre la funzione di questa mia frase è invitare il gentile pubblico ad ascoltare gli spettatori rumoreggiare sugli spalti"
"CORO DA STADIO, GRIDIAMO UN CORO DA STADIO! CORO DA STAAAAADIO, GRIDIAMO UN CORO DA STAAADIOOO"
"E devo proprio dire che con la trovata precedente questo post ha raggiunto un livello di simpatia davvero difficile da eguagliare. Che sia l'apice di questo breve brano, Beppe?"
"Beh, sebbene io ami le proposizioni concessive, non posso fare a meno di notare che ci hai fatto uscire dalla finzione narrativa, se così la si poteva definire. Hai appena svelato che questo è un post".
"Hai ragione, Beppe. Come giustamente mi fai notare, siamo giunti al momento più atteso, quello in cui si svela la finzione e si passa da una semplice telecronaca metalinguistica a una vera e propria metanarratività".
"Te l'hanno comunicato dalla regia?".
"No, è una scelta dell'autore"
"Bella cacata segaiola del cazzo"
"Vedi? Ci sei cascato pure tu. Con il tuo giudizio sprezzante non stai facendo altro che un favore all'autore, che in tal modo previene le critiche dei lettori più sgamati e si sente ancora più furbettino"
"Che gran paraculo!"
"Lo stai facendo di nuovo"
"Scusa"
"Non preoccuparti"
"Bè, e ora che si fa?"
"Non so. Una barzellettina? Ne so una carina su Ahmadinejad"
"Era nel post precedente"
"Perfetto, bravissimo, ci mancava giusto l'intertestualità"
"Salve scusate questo è il turno di dialogo in cui io mi intrometto in corsivo presentandomi come l'intervistatore a bordo campo. La mia prossima proposizione sarà una domanda che rivolgerò a..."
"Lascia perdere, intervistatore, il gioco è finito"
"Come finito?"
"Sì. Il genio, qui, ha voluto fare il meta del meta. Siamo in un post. Se ne sono accorti tutti. Siamo in mutande in mondovisione".
"Quindi non posso più fare domande?"
"Nemmeno una"
"Nemmeno una domanda?"
"No. Sparisci, funzione narrativa fuori tempo massimo che non sei altro. Vaffanculo".
"Sei stato molto duro con lui. Ti senti tanto superiore? Ma leggiti. Quale mondovisione? Quali interviste? Quale collegamento? Pure noi, non siamo altro che funzioni narrative"
"Bè, questo uccide un po' la conversazione, vero?".
"Decisamente"
"Allora speriamo che l'autore la faccia finita in fretta"
"Vorresti che finisse adesso? Così?"
"Bè, sì. Una fine pietosa, rapida"
"Ma stasera avevo un appuntamento con la tipa carina del catering!"
"Non te l'avrebbe mai fatta chiavare, figurati"
"Dici?"
"Non so. Per caso tu sei una specie di proiezione dell'autore? Il suo alter ego?"
"Io? Sono basso, ho un lavoro... No, non credo proprio. "
"Allora non te la faceva chiavare, ci puoi giurare. Troppo invidioso"
"Che lavoro di merda, il nostro"
"E non sta accennando a finire"
"Già. Ho come l'impressione che il grand'uomo si stia dilettando a farci proseguire una conversazione priva di scopo, tanto per metterci in imbarazzo"
"Dici?"
"Dico"
"Da cosa lo deduci?"
"Mi prendi in giro?"
"No"
"Ah"
"Già"
"Mah"
"Eh sì"
"Forse inizio a capire cosa intendi"
"Che roba"
"E ora?"
"Mah, non so"
"Dio, che finale in calando. Certo, se la storia si chiudesse adesso, l'autore sarebbe veramente un

Un altro colpo da maestro di quel geniaccio di ohdaesu alle 16:40 | link | commenti (16)

mercoledì, 17 settembre 2008
Un gradino sopra

I temi che andrò a trattare non sono tutti farina del mio -comunque capientissimo- sacco, ma derivano da ben due conversazioni MSN tenute con persone mediamente più intelligenti di quelle con cui voi siete soliti chiacchierare su MSN. Non che io abbia posto alcuna linea di demarcazione tale per cui "Non vi aggiungo ai miei contatti se siete meno intelligenti di così", come al luna park; niente di tutto ciò. Pensate quanto sarebbe snob. Però diciamo che su MSN ogni tanto mi piace parlare non solo dei soliti argomenti da MSN (cioè "il tal blogger ha limonato col tal blogger", "la tal blogger ha le tette piccole", "la tal blogger ha le tette medie", "la tal blogger ha le tette piccolissime", e "mio zio ieri è stato investito da un'emanazione malefica emanata dagli alberi e si è ammazzato stendendosi sotto una mietitrebbiatrice"), ma anche di argomenti quale quello che tra poco andrò ad affrontare.

Solo che è successa una cosa. È successo che ho fatto un preambolo troppo boriosetto (e invece non dovevo attirare l'attenzione su di me) e sarcastico (e invece dovevo essere serio e contrito) e quindi inadatto a introdurre degnamente la questione che volevo affrontare e che doveva trattare temi profondi e alti quali suicidio inatteso, romanzi che non ho mai avuto il coraggio nemmeno di comprare, comprensione troppo lucida della realtà che conduce a gesti estremi, terra che manca sotto i piedi e conseguente inevitabile pessimismo.

Perciò, per evitare il cattivo gusto di uno scarto di tono tanto dissonante, ho deciso in corso d'opera di concludere questo post in maniera altrettanto sarcastica (perché è una barzelletta) e boriosetta (perché è una barzelletta che mi hanno raccontato in Iran. Voi ci siete stati in Iran? Dov'eravate, quest'estate? A Barcellona? A Ibiza? All'acquaparco del matto divertimento pubblicizzato su Visto da Aida Yespica? E allora sucate). La barzelletta fa così.
Ci sono Bush, Blair (si vede che è un po' vecchia) e Ahmadinejad all'inferno. Bush chiede di fare una telefonata alla casa bianca per dare alcune direttive riguardo a una nuova guerra: chiama dal telefono personale di Satana, parla, riattacca, e spende ben un milione di dollari per la chiamata. Anche Blair telefona a Downing Street: stesso telefono, stessa durata, stessa tariffa: mezzo milione di sterline. Infine arriva Ahmadinejad, che deve chiamare Teheran per aizzare i suoi consiglieri politici. Telefona, telefona, poi riattacca e Satana gli presenta il conto: 1000 rial (circa 8 centesimi di euro). Al che Bush e Blair si lamentano sentitamente con Satana per questo trattamento: possibile che loro abbiano dovuto spendere così tanto, mentre l'iraniano solo pochi spiccioli? Al che Satana, senza scomporsi: "Signori, da che mondo è mondo le interurbane costano molto di più".

Sipario.

DUILIO (spegnendo il computer): dio, quando fa così è da prendere a schiaffi.
ALBERTO: e la barzelletta non faceva nemmeno ridere.
DUILIO: si fa le seghe e vuole pure che tutti lo guardino.
ALBERTO: e pretende che la gente lo commenti?!
DUILIO: e poi, insomma, ancora Shyamalan. Basta! Quel che mi dà fastidio è che non capisca niente di cinema ma sia così convinto delle sue opinioni, e così sprezzante nel dar contro a chi ha ragione.
ALBERTO: però è caruccio, hai visto le foto su Facebook?
DUILIO: sì. Tesorino. Stava meglio coi capelli lunghi, secondo me.
ALBERTO: non so. È puccino anche adesso. E comunque non ho capito quella cosa dei romanzi, del suicidio.
DUILIO: dev'essere un'allusione. Un qualche film che non abbiamo visto. Roba da omosessuali.
ALBERTO: ma anche noi siamo omosessuali, Duilio. È per questo che c'è il mio pene nel tuo ano in questo momento.
DUILIO: per cortesia! a volte sei così cliché da farmi accapponare la pelle.
ALBERTO: non saresti così acido se sapessi cosa ho in serbo per te...
DUILIO: un'eiaculazione?
ALBERTO: intendo dopo.
DUILIO: cosa, cosa?
ALBERTO: oggi al Carrefour di Assago ho comprato... i biglietti per Ibiza!
DUILIO: no!
ALBERTO: sì!!
DUILIO: evviva!
ALBERTO: evviva evviva!!
(Ballano).

Un altro colpo da maestro di quel geniaccio di ohdaesu alle 16:26 | link | commenti (11)

lunedì, 15 settembre 2008
Tornation

Va bene, proviamoci.

TEZA di Haile Gerima è il filmetiope di dueorevventi. I tesserati milanesi lo chiamavano "l'etiope", come fosse un ristorante: "Ti è piaciuto l'etiope?" "Eeeeeh, credevo di addormentarmi, e invece l'ho trovato bello" (a Milano questa è considerata una risposta spiritosa) (a Milano i Fichi d'India sono considerati spiritosi). In effetti Teza è bello. È il classico bel film che non rivedrei mai più, ma che fa tutto il suo porco percorso di dolorosa formazione personale sullo sfondo della storia di un paese martoriato rifuggendo dai cliché e con grande libertà espressiva. Due ore e venti che sembrano due ore e cinque, due ore e dieci. I corsivi sono miei.

$E11.0U7! o come minchia si scrive, di Yeo Joonhan, lo dico subito qui per troncare sul nascere le speranze dei miei giovani e più cari lettori, non è, contrariamente alle mie aspettative, il più bel film mai girato. Rimane comunque un'assurda e grottesca satira che funziona bene tanto sul versante della grottesca satira che su quello dell'assurdo -io prediligo comunque quest'ultimo. Probabilmente, a vederlo senza previo hype, si viene sbalzati via con forza dalle poltroncine; io mi sono limitato ad apprezzarlo grandemente, con picchi di esultanza e qualche momento di stanca. La protagonista è Jerrica Lai, che è un po' come chiamarsi Umber Tosmailap.

THE WRESTLER di Darren Aronofsky, regista che altrove non aveva incontrato il mio pieno gradimento, è un film che, beh, che dire. Sarà molto interessante dibattere con gli aronofskiani quando il film uscirà nelle sale. Quanto c'è, qui, del regista di The Fountain? Bella domanda. I finali dei due film, ad esempio, non potrebbero essere più diversi per stile ma, se ci si pensa bene, sono molto vicini nelle tematiche e nel significato. Ma possiamo arrivare a dire che Darren (lo chiamo Darren; lui mi chiama affettuosamente "chi sei? chiamo la polizia") abbia negato sé stesso e si sia incanalato a testa bassa verso uno stile scarno e dardenniano? Altra bella domanda. Stavolta la risposta la so: no. Prima di tutto, nessun belga triste dei Dardenne si è mai sfasciato lastre di vetro sulla schiena. Seconda cosa, qui Aronosfsky c'è. "Aronosfky c'è. Ora c'ho le prove". C'è Aronofsky ossessionato dal delirio di un uomo che per vivere e rinascere non può fare a meno di autodistruggersi; c'è l'Aronofski di Pi, clinicamente attaccato al sangue nero che sprizza da una carne-corazza, la carne che si può martoriare all'infinito pur di non intaccare un'anima già distrutta. The Wrestler è un film cruentissimo, eppure quel sangue e quelle mille cicatrici sono vita. The Wrestler è un film dalla sceneggiatura risaputa e scontatissima eppure è il più bel film che ho visto alla rassegna milanese (non che ci volesse molto), e questo solo grazie a due persone: Darren che ritorna alle origini e fa un balzo avanti al tempo stesso, e Mickey Rourke che fa esattamente la stessa cosa e per la prima volta in vita sua mi sta simpatico.
Bello, bravi. The Fountain fa schifo comunque, eh.

E ora che ne faccio del mio monologo rustico?
Colgo l'occasione per scusarmi coi molti milanesi che non ho visto né avvertito; non l'ho fatto per stronzeria.
Colgo anche l'occasione per affermare che in sala a vedere il film dei Coen c'era (evidentemente memore del fatto che l'avevo pluricitata nel post su Corsicato) Lucilla Agosti, o comunque la sua sosia ufficiale. Non mi ha degnato d'uno sguardo, come se non sapesse nemmeno che esisto, e infatti.
Non mi ricordo cos'altro volevo dire, che tesssta.

Un altro colpo da maestro di quel geniaccio di ohdaesu alle 16:19 | link | commenti (16)

venerdì, 12 settembre 2008
Vedi alla voce: ué, figa.

CHOKE di Clark Gregg. Ininfluente commedia che pensa che basti chiudere ogni sequenza con una punchline volgare e/o surreale per essere scorretta e/o cult. Vacuo. "Vacuo" è la mia nuova parola d'ordine di settembre. Sam Rockwell è bravo.

LA TERRA DEGLI UOMINI ROSSI di Marco Bechis è piaciuto pochino al pubblico milanese ma abbastanza a me. Solido, bravo a illustrare la complessità della situazione senza far troppa propaganda svergognata pro-indios. Non vacuo.

THE BURNING PLAIN di Guillermo Arriaga, il quale pensa che per fare un film basti scrivere una sceneggiatura e poi filmarla con la camera fissa. Però bisogna dire che, quanto a scrivere, sa scrivere, anche se sempre coi soliti trucchetti; e siamo ben più dalle parti delle tre sepolture che di babel.

PA-RA-DA di Marco Pontecorvo
porta avanti la sua storia senza avere mai la capacità di affrontare davvero  i drammi e i problemi che illustra e affastella. Superficiale, immaturo, ingenuo nel finale. Lascia l'impressione che per riuscire nell'impresa di Miloud basti imparare a vincere la repulsione per il puzzo di piscio.

IL PAPA' DI GIOVANNA di Pupi Avati è caratterizzato da una generale piattezza che investe tutto fuorché il buon personaggio di Orlando, e soffre molto il fatto che ci sia Ezio Greggio che parla. Eppure è tutt'altro che disprezzabile, e per motivi a me ignoti si lascia vedere con piacere e persino trasporto, salvo saltuari facepalm.

PRANZO DI FERRAGOSTO di Gianni di Gregorio è l'ovvia, gradevolissima sorpresa ed è bello vederlo in una sala piena di gente che ride e dice "eh, le vecchine, le vecchine". Leggero ma non vacuo, anzi. Di Gregorio è anche bravo e simpatico attore e quindi batte Arriaga 6-2, 6-7, 6-4, 6-4.

MACHAN di Uberto Pasolini è prevedibilmente godibilissimo e sa toccare tutti i tasti giusti, come un Full Monty equosolidale e "non vogliate male agli ecchistracomunitari". Io me lo sono bevuto con tutta la cannuccia, e non mi vergogno ad ammetterlo.

Fin qui son riuscito a rientrare nel limite delle tre righe. D'ora in poi, no.

Non ho avuto il cuore di vedere il film di Calopresti sulla Thyssen-Krupp e quindi ho ripiegato su IL PASSATO E' IL MIO BASTONE di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, che è una serie di outtakes dei corti di Rezza & Mastrella inframezzati da interventi critici dei vari Ghezzi Morandini D'Agostino Della Casa & Co che tentano di analizzare e spiegare l'opera di Rezza & Mastrella. L'effetto non è autocelebrativo ma spiazzante, in bilico tra tentativo di fare il punto della situazione e impietosa dimostrazione dell'inspiegabilità di Rezza & Mastrella (i critici, chi più chi meno, appaiono tutti vagamente fuori posto o inadeguati, chi tronfio chi balbettante chi vacuo, tutti indirettamente e assai sottilmente sbeffeggiati dagli spezzoni che si contrappongono alle loro spiegazioni). Eppure allo stesso tempo il tutto è anche rispettoso e sinceramente auto-analitico. Insomma, indecifrabile, interessante, pienamente rezza-mastrelliano. Una cosa del genere sarebbe forse piaciuta al Kitano attuale, se gli fosse venuta in mente.

BURN AFTER READING dei fratelli Coen è un'affilatissima celebrazione del nulla, quasi a rispondere alle accuse di vacuità regolarmente mosse contro i due fratelli quando non fanno film "seri". Non plus ultra del caso e della stupidità, come una sorta di Fargo più smaccatamente comico e meno nero. Non sono del tutto sicuro che questo giochino non si risolva, a tratti, nella ripetitività o in una macchinosità davvero eccessiva, ma ci sono dei momenti eccezionali, tra cui tutti quelli con Brad Pitt e tutti queli con JK Simmons. Mi sta piacendo più adesso, a ripensarci, che ieri mentre lo vedevo.

Un altro colpo da maestro di quel geniaccio di ohdaesu alle 12:37 | link | commenti (13)

 

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